Coret Genealogie

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Castel Còredo

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Castel Còredo è la dimora più importante del paese, ed anche la più antica. Non si sa quando esattamente siano state gettate le prima fondamenta, ma è certo che il castello fu fabbricato verso la fine del XII secolo da Oluradino e Nicolò di Còredo, di cui abbiamo già parlato. Allora l'edificio, anzi il complesso "di edifici, aveva un aspetto molto diverso dall'attuale; oggi ci è noto perche in un albero genealogico della famiglia Coret viene rappresentato il castello, diviso in due parti. Nell'una si vedono una torre d'ingresso e un'altra torre più piccola con tetto conico, posta sulla sinistra della torre principale; nell'altra sono rappresentati tre fabbricati digradanti di cui il più basso, ed anche il più grande, è rivolto verso l'antica chiesa parrocchiale.

Il nome di "Coret" della famiglia, che discende dagli antichi dinasti di Castel Còredo, è un ritorno alle prime forme del nome del paese. Vedremo infatti che il nome Còredo deriva da Coryletum, bosco di noccioli, almeno secondo le versioni piu accreditate. È da citare però l'opinione in merito di Giovanni Battista Inama il quale, in un suo lavoro sulla famiglia e sul castello di Còredo, registra un'altra ipotesi, e cioè che Còredo derivi da Coret, che nella lingua etea o pelasgica significava « castello posto in alto »; se ne potrebbe quindi congetturare, secondo l'Inama, che il castello sia sorto sui ruderi di un'antichissima fortificazione pelasgica; altra deduzione sarebbe che le valli trentine siano state abitate in tempi antichissimi da popolazioni pelasgiche, ma tracce greche non sono finora mai state trovate. Lasciamo perciò queste ipotesi, che ci porterebbero troppo lontano.

La famiglia dei Còredo fu tra le più importanti del Trentino; di essa si distinguono tre rami. Il primo è quello che discende da Oluradino, fondatore del castello; la linea di Oluradino si estinse nel 1474 con la morte di Antonio di Còredo, Massaro delle Valli. Gli antichi documenti ci dicono come i Còredo rivestissero importanti cariche ed intervenissero negli affari più rilevanti del principato; essi presero parte molto attiva alle lotte feudali, come abbiamo già accennato altrove.

La linea Còredo Valèr deriva da un Federico, nato intorno al 1256. Il ramo Valèr si estinse nel 1450 circa, con la morte di Michele. Figlio di Federico fu Odorico, o Ulrico, da Còredo, di cui abbiamo già ampiamente parlato, persona molto influente che acquistò nel 1326 un quinto del castello di Còredo. In precedenza la famiglia risiedeva in Castel Valèr, che passò poi agli Spaur come dote di Marina, detta Virata, nipote di Odorico. Nel 1363 i Còredo Valèr avevano in loro possesso pressoche tutto il castello, tranne, forse una parte restata alla linea Còredo.

Gli attuali conti Coret discendono dalla linea di Bragherio, quello stesso che fece costruire Castel Bragher, e che fu figlio di Nicolò. Si partiva quindi direttamente da Oruladino e, a conferma di ciò, sta il fatto che l.arme di famiglia è la stessa della linea Oluradino; i Coredo Valèr, invece, avevano arma diversa.

La genealogia della famiglia Coret, che abbiamo tracciato nelle sue ampIissime linee, è estremamente complessa e molti sono gli studiosi di cose trentine che se ne sono occupati. Qui interessa rilevare che il casato ha lasciato tracce di se su tutta l'Anàuna e nel Trentino; molte sono le case, in numerosi paesi vicini e lontani a Còredo, in cui lo stemma gentilizio dei Coret sta a testimoniare la presenza di un ramo della famiglia.

Il castello non fu sempre in mano ai Coret; esso ha subito non poche vicissitudini nel corso della sua vita plurisecolare. Fabbricato, come abbiamo visto, verso la fine del 1100, fu abitato prima dal ramo di Oluradino, quindi dal ramo Valèr, dal 1326 fin verso il 1450, quando con Michele si estingueva la discendenza. Alla morte di questi, nonche di Antonio del ramo di Oluradino, il vescovo incamerò il castello evi pose i suoi capitani, ribattezzandolo Castello di San Vigilia; una parte dell'edificio restò però sempre in possesso del ramo Braghèr.

Intorno al 1460 il vescovo Giorgio II di Hack, quello stesso cui si deve il Palazzo Nero, lo fece ricostruire e fortificare; nel 1477 il castello fu occupato dai rustici, che non lo danneggiarono granche. Nel 1489 fu nuovamente restaurato, ma i capitani vennero trasferiti a Denno ed il castello rimase pressoche abbandonato.

Nel 1611 scoppiò a Còredo un esteso incendio che bruciò la chiesa parrocchiale ed il castello; mentre la prima venne prontamente riassestata, il castello fu lasciato andare in rovina. Quel poco che era rimasto dopo l'incendio fu portato via da visitatori occasionali, i ragazzi fecero il resto; la stabilità stessa delle antiche mura fu messa in pericolo perche il comune scavava nelle immediate vicinanze delle fondamenta per cavarvi sabbia.

Nel 1717 il principe vescovo Giovanni Michele di Spaur infeudò del castello Giovanni Francesco e Sigismondo Nicolò dei Coret, discendenti della linea Bragherio. Sigismondo iniziò immediatamente i lavori di restauro, che furono portati a termine nel 1726; ce ne informa una scritta sopra il portale d'ingresso:

Familiae Coreda de castro Coredi Sigismundus Nicolaus a Coredo de Castro Coredi S.R.I. eques S.C. et C.M. consiliarius Excelsi regiminis Superioris Austriae 1726.

I restauri del 1726 tolsero definitivamente l'aspetto feudale al castello, trasformandolo in un edificio a due piani, di aria pacifica e quasi borghese, perfettamente in carattere con la destinazione attribuitagli di residenza estiva della famiglia. Ultimo residuo di impronta guerriera era una torre, che però è stata abbattuta nel secolo scorso.

Se attualmente Castel Còredo consta di un unico fabbricato, in origine i fabbricati erano senz'altro di più e occupavano tutta la collina su cui sorgevano; è noto infatti che per un certo periodo vi abitarono ben cinque famiglie, ognuna importante e numerosa, e pertanto vi sarà stato bisogno di spazio. Ne si deve scordare che il castello fu all'inizio un'opera difensiva, come tutti gli altri castelli dell'epoca. Anche se ora non ne rimane traccia, è presumibile che vi fosse una cortina che, oltre al castello vero e proprio, avrà abbracciato la zona in cui è sorto il Palazzo Nero (eretto, come sappiamo, nel luogo dove si trovavano case dei Coret) per giungere fino all'attuale Canonica, che il popolo vuole sia stata la portineria del castello. Nella Canonica un'intera parete è decorata di affreschi gotici, molto rovinati dal tempo e dall'incuria; vi si può tuttavia riconoscere una Crocefissione di severa concezione.

Castel Còredo, quale oggi si presenta, è un edificio a due piani, di forma più o meno regolarmente quadrilatera e con tetto poco scosceso. E' intonacato di bianco ed ha finestre bianche e rosse, come quelle di Castel Braghèr; intorno si estende un parco secolare, racchius'o da un muro coperto di sempreverdi.

Le antiche mura sono riconoscibili solo a tratti, in specie al piano terreno e nelle cantine; nei pressi dell'ingresso principale è stata trovata la prigione, che richiama alla mente immagini fosche: nei suoi pressi qualche anno fa, mentre si faceva 10 sterro per una piscina è stato rinvenuto uno scheletro umano senza testa, evidentemente di persona decapitata. Dalle ricerche della polizia scientifica 10 scheletro è risultato appartenere ad un uomo vissuto circa quattrocento anni or sono.

L'appartamento padronale è al primo piano e di esso fa parte un grande salone che si sviluppa su due piani, con una superficie di 100 metri quadri, in cui si trovano i ritratti di famiglia. Nel castello sono conservati alcuni oggetti di notevole valore artistico ed alcuni "ricordi " altrettanto interessanti. Fra i primi è da citare innanzi tutto un bassorilievo in marmo bianco, rappresentante l'incoronazione della Vergine con i santi Giorgio e Rocco; è una piccola perfetta opera d'arte firmata da Giuseppe Hallier di Trento e datata al 25 luglio 1558. Altro lavoro interessante è una testa di bambina dipinta da Bartolomeo Bezzi, pittore ottocentesco trentino.

Fra i "ricordi", è particolarmente toccante un quadretto raffigurante San Paolo con il gladio, che Maria Antonietta, arciduchessa d' Austria, dedicava a Leopoldina Brandis, sposa del conte Giuseppe Coret il quale organizzò il viaggio della giovanissima principessa austriaca verso Parigi, dove doveva sposare il Delfino, futuro Luigi XVI. Leopoldina era stata dama di corte alla reggia degli Absburgo ed era legata da affettuosa amicizia a Maria Antonietta. La dedica è autografa e dice: « Priez Dieu pour moi, que je vous aimerai toute ma vie et serai toujour votre affectionee Antoinette Archiduchesse, 28 mars 1768 ». La futura regina di Francia aveva a quella data appena tredici anni, essendo nata nel 1755.

Su Castel Còredo corrono in paese alcune leggende. La più graziosa si riferisce ai cosiddetti "Busoni", ovvero "grosse buche", che si trovano nel terreno intorno al castello. Vuole la tradizione popolare che di n Satana si ritirasse all'inferno, sconfitto, dopo il martirio di Sisinio, Martirio e Alessandro, serrandosi bene l'uscio alle spalle. Il suo passaggio bruciò tutto: due laghi e sette fontane si asciugarono, e tanto era il caldo che si volatizzarono anche il vino e il latte, e quali le conseguenze? I campi arsi, Còredo pensò bene di tirarsi un po' più in là e... gli uomini hanno sempre sete; ci pare una buona scusa per chi fosse troppo affezionato alla bottiglia !

La leggenda è narrata in vivace dialetto dal poeta vernacolo Massimino Bertagnolli di Sanzeno (1855-1927) :

Un'altra leggenda si ricollega all'epidemia di colera che, come sappiamo, investl Còredo nel 1836. Il castello era stato concesso dal conte Coret per il ricovero dei malati; questi erano assistiti di notte da un frate, che passava instancabile da una stanza all'altra con U11a lanterna accesa per sorvegliare i suoi pazienti. Dal paese la gente, terrorizzata dalla minaccia incombente della moria, seguiva con il cuore sospeso l'andirivieni del tremolante lumicino e, se questo si arrestava, ne deducevano che il frate si era fermato presso un moribondo. Da allora la camera dove il frate dormiva, attigua al salone, viene chiamata la « camera del frate » e in seguito, finita la moria e tornato tutto all'ordine, vi fu qualcuno che affermava di aver visto nella notte il lume del frate, in lenta processione, quale presagio di sventura.

Castel Còredo è oggi, come dicevamo, una serena villa signorile abitata tuttora dai discendenti dell'antichissima e potente famiglia, che fu illustrata da molti uomini di valore e che ha esteso i suoi rami persino oltremare. Agli inizi del XIX secolo, infatti, Ernesto Coret, figlio di Francesco Coret morto nella battaglia di Austerlitz (2 dicembre 1805), emigrò negli Stati Uniti, dove presumibilmente esistono ancora suoi discendenti. Altri rami dei Coret si trovano in Austria, in particolare a Innsbruk. Molti furono gli ecclesiastici e fra essi si ricorda Nicolò, nato nel 1538, che fu istitutore dei figli di Massimiliano II e vescovo di Trieste; ed il fratello Giovanni Battista, che dopo essersi sposato ed aver avuto molti figli prese gli ordini sacri alla morte della moglie, divenendo canonico del capitolo di Trento e Bressanone nonche consigliere del vescovo Lodovico Madruzzo. Molti Coret furono notai ed esercitarono la professione in diversi paesi anauni; a Còredo ve ne furono sette: il primo fu Ser Sono (1350).

La chiesetta di San Rocco

Tra le case di Còredo vogliamo ricordare anche una chiesa che non c'è piu, perche demolita nel 1948 in quanto definita, forse a torto pericolante: la chiesa di San Rocco, piccolo gioiello in stile tardo gotico. La facciata era semplice, quasi nuda, con andamento verticale; finiva ad angolo molto acuto ed era sormontata da una breve torre campanaria con bifore a sesto acuto sui quattro lati e cuspide ornata alla base da capitelli triangolari. Anche l'interno era semplicissimo, con abside a lesene s'opra l'altar maggiore, il quale risaliva al 1743 ed era in stile barocco, di marmo bianco con ricca decorazione.

La chiesetta è stata, come abbiamo detto, demolita con quattro cariche di dinamite nel 1948; al suo posto si estende ora un giardino comunale ma qualcosa dell'antico edificio è rimasto: la prima pietra, murata in una buca dove sorgeva l'ingresso. Non si può non deplorare che sia: andato perduto un monumento che, come questo piccolissimo tempio, risaliva a oltre quattro secoli fa; sembra infatti che la chiesa sia stata eretta in onore di San Rocco acciocche il santo proteggesse Còredo dalla peste, la famosa peste che avrebbe decimato la popolazione del paese. La sua costruzione dovrebbe quindi risalire agli anni intorno al 1450; viene nominata la prima volta in un documento del 1537.

Un'altra chiesetta, ancora esistente, è quella della Madonna Addolorata, eretta nel 1861 da due sacerdoti Sicher, i fratelli don Giuseppe e don Francesco, che la fecero costruire per celebrarvi la messa quando erano in paese. E' in stile neoclassico con altare barocco e contiene una bella pala raffigurante San Michele, proveniente dalla vecchia parrocchia.

BronCòredo in Val di Non / San Romedio - Castel Braghèr, Origini - Storia - Turismo / A cura di Memmo Caporilli, testo di Giuliana Baldin / Ufficio Turistico - Còredo, 1972 / Pag. 13-138.
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